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Un futuro migliore

Alcuni anni fa chi si occupava di energia aveva davanti un mondo che vedeva il comparto fossile come centrale rispetto alla copertura dei consumi. Molto si giocava sulla questione dell’innovazione che aveva come elemento cardine la maggiore efficienza, la riduzione dei costi, l’affidabilità e la durata degli impianti.

Punto di partenza per il settore elettrico erano i grandi impianti idroelettrici che, tuttavia, restavano sullo sfondo come necessario aiuto al sistema ma non potevano ulteriormente contribuire allo sviluppo del sistema elettrico in quanto fonte quasi completamente sfruttata e che non dava quindi ulteriori margini di crescita.

Nei primi anni del nuovo millennio, invece, ci si trovò a fare dei ragionamenti di carattere ambientale che iniziavano a minare le certezze fino ad allora granitiche del sistema energetico mondiale. Da un lato si comprendeva la mancanza di sicurezza degli impianti elettronucleari, per non parlare della criticità legate allo smantellamento a fine vita, dall’altra si iniziava a capire come il carbone e le altre fossili avessero costi ambientali non compatibili con lo sviluppo futuro di una economia sostenibile.

In questo quadro i consumi energetici continuavano a salire insieme alla crescita economica mondiale e tale maggiore fabbisogno vedeva necessarie le tecnologie fossili affinché si riuscisse a coprire. Le rinnovabili iniziavano ad affacciarsi in questo mondo chiedendo maggiore rispetto per una maturità che si avvicinava, pensiamo ad esempio all’idroelettrico, all’eolico e al fotovoltaico che erano in grande ascesa, seppur su numeri in termini assoluti molto piccoli, e comunque solo grazie a incentivi adeguati.

La tecnologia rinnovabile, tuttavia, in pochissimi anni ha fatto passi avanti giganteschi arrivando a essere non solo competitiva sui costi ma stracciando letteralmente quelle ben più consolidate, se si considerano anche i cosiddetti costi esterni. In particolare, come sappiamo, al fine di considerare gli impatti di ogni tecnologia, non si può prescindere dall’analizzare tutta la filiera che un prodotto, in questo caso il kWh, genera.

Oggi, quindi, siamo arrivati all’alba di un nuovo mondo. Un mondo pulito, efficiente, inesauribile, rispettoso dell’ambiente e dell’uomo che lo abita. Purtroppo, però, questo paradigma moderno, condiviso a parole da tutti, comporta un cambiamento profondo nei modi di pensare e soprattutto negli schemi e nei modelli di business che per anni sono stati seguiti. Lasciare quei processi per adottarne dei nuovi, seppur migliori, significa riconvertirsi e questo non è facile. Inoltre, come sempre succede quando si deve affrontare una rivoluzione, si devono sconfiggere le resistenze che vengono opposte da chi in quel vecchio sistema vive e quel vecchio sistema difende.

Proprio le resistenze del vecchio mondo sono alla base del ritardo con il quale la transizione energetica sta avvenendo: le discussioni in corso sulla necessità di allungare i tempi per motivi di sicurezza, il face-out del carbone, il capacity market, il gas come fonte per la transizione ecc.

Sono tutti discorsi che dipendono assai più da scelte politiche che non tecniche. Le tecnologie rinnovabili sono infatti oggi in grado di gestire sistemi 100% Fer; ovviamente serviranno investimenti adeguati ad arrivare al risultato tramite l’utilizzo di strumenti congrui come la gestione avanzata delle reti, sistemi di accumulo, sistemi digitali di demand response, smart grid ecc.

Da un punto di vista economico, tra l’altro, questa strada sarebbe senza dubbio percorribile alla luce della significativa riduzione dei costi attualmente raggiunta e grazie a quella attesa per i prossimi anni, anche per mezzo degli investimenti futuri su queste tecnologie. Tuttavia, senza una volontà politica chiara, che spinga in tale direzione, il rischio concreto è che i ritardi continueranno ad accumularsi, gli strumenti non verranno messi a disposizione e la decarbonizzazione non avverrà nei tempi utili a garantire al Pianeta una inversione delle emissioni adeguate a contrastare i mutamenti climatici in corso.

La battaglia che si gioca oggi è quella degli interessi generali contro quelli particolari, una battaglia che l’uomo combatte dalla notte dei tempi e che dobbiamo contribuire a vincere spostandoci tutti dalla parte giusta, facendo il possibile per il risultato finale. Un primo passo è quello di garantire l’accesso alle informazioni corrette a quante più persone possibile e in questo ci aiutano i nuovi strumenti di comunicazione di massa. Questa diffusione delle informazioni, già in atto, genererà una sempre maggiore consapevolezza che, auspichiamo, possa portare ad avere ragione delle resistenze in atto. Solo così potremo sperare in un futuro migliore.