VALUTIAMO I PROGRAMMI E CHI LI PROPONE | Il pianeta terra
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VALUTIAMO I PROGRAMMI E CHI LI PROPONE

La campagna elettorale sta entrando nella sua fase finale che vedrà i numerosi schieramenti fronteggiarsi sui temi centrali della vita industriale, economica, sociale e in particolare ambientale del Paese. I sempre più evidenti mutamenti climatici e le relative politiche di contrasto che i vari fronti candidati decideranno di porre in essere saranno al centro dell’agone politico e se nel passato abbiamo visto spesso questo aspetto essere trascurato, tanto che in molti casi non esisteva proprio alcun riferimento alla questione, le prime evidenze dei programmi elettorali recano tutte parti dedicate al tema.

Dopo le decisioni assunte nella Cop 21 di Parigi, che ha stabilito la necessità al 2030 di una riduzione delle emissioni climalteranti assai significativa al fine di mantenere in 1,5 gradi l’aumento della temperatura del globo, tutti i Paesi hanno iniziato a definire delle strategie di riduzione delle emissioni estremamente importanti, definendo percorsi e strumenti utili allo scopo. Uno dei primi settori oggetto di interventi in questa direzione è quello relativo alla produzione di energia elettrica che, come sappiamo, è estremamente critico per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti.

Su questo tema in realtà sono chiari i percorsi di decarbonizzazione definiti dagli Stati ratificatori dell’accordo (tutti con l’eccezione degli Usa che hanno intrapreso il lungo percorso di uscita), che prevedono una percentuale sempre maggiore di utilizzo delle fonti rinnovabili di energia con l’obiettivo entro la metà del secolo di giungere al 100% di produzione rinnovabile.

In Italia i tre principali schieramenti hanno avuto su questo tema posizioni assai simili di cauto sostegno alle nuove tecnologie ma sempre con una particolare attenzione all’industria fossile. Guardando invece i programmi elettorali in previsione delle prossime elezioni del 4 marzo si nota un significativo spostamento verso politiche di sostegno alle rinnovabili e ad assumere obiettivi impegnativi di penetrazione elettrica volta al maggior utilizzo delle fonti pulite, che fa pensare a un seppur tardo ripensamento verso un’inevitabile sviluppo delle tecnologie verdi. Purtroppo quello che nel passato si è visto spesso è che a fronte di dichiarazioni anche importanti di sostegno a queste tecnologie poi gli strumenti messi a disposizione sono sempre stati pochi, spesso in ritardo e inefficaci nel consentire il raggiungimento pieno degli traguardi individuati. Esempio ultimo e più concreto è quello di una Strategia energetica nazionale appena varata con numeri importanti in termini di nuove installazioni da fonti rinnovabili, che tuttavia non possono essere raggiunti per la mancanza di decreti ministeriali attuativi che consentano l’indizione di aste e registri tali da garantire  la realizzazione delle iniziative.

Questo punto costituisce una delle principali differenze tra l’Italia e gli altri Paesi europei: mentre lo Stivale vede obiettivi formali assunti in sede comunitaria assai impegnativi ma senza che poi vengano predisposti gli strumenti necessari all’industria e all’imprenditoria nazionale per sviluppare iniziative in numero adeguato a raggiungerli, in Europa vediamo sistemi di programmazione pluriennale con visibilità su numeri e sistemi di sostegno che consentono una pianificazione efficace.

Dunque, l’attenzione in questa tornata elettorale dovrà essere da un lato quella di individuare i migliori programmi in termini di sviluppo delle nuove tecnologie e dall’altro di effettuare una rigorosa selezione della credibilità dei soggetti proponenti. Il mondo è diretto verso una decarbonizzazione complessiva dell’industria e dell’economia ed è fondamentale che l’Italia possa in questo percorso avere un ruolo da protagonista. Ciò sarebbe possibile grazie agli sforzi fatti negli ultimi anni e grazie alla favorevole circostanza di una ripresa economica che garantirebbe la possibilità di coniugare sviluppo e ambiente con un piano serio di crescita industriale ed occupazionale che preveda per i prossimi anni regole chiare, obiettivi fissati e strumenti sufficienti a raggiungerli.